L’area costiera di San Benedetto del Tronto, nella regione Marche, è al centro di uno dei casi pilota più innovativi del progetto europeo CSS-BOOST: un programma finanziato da Horizon Europe che punta a trasformare i reflui urbani e industriali in acqua per l’irrigazione e in nutrienti per l’agricoltura, chiudendo il cerchio dell’economia circolare applicata al ciclo idrico.
Per comprendere il contesto in cui nasce questa iniziativa, è necessario considerare lo stress idrico crescente che colpisce il territorio peri-urbano di San Benedetto, dove si concentrano la Riserva Naturale della Sentina (area Natura 2000), un distretto florovivaistico, numeroseagroalimentari e la valle del Tronto. Negli ultimi decenni, la stagione estiva porta con sé il rischio concreto di prosciugamento degli stagni naturali della Riserva e difficoltà crescenti nell’approvvigionamento agricolo. Ad aggravare la situazione, nella Regione Marche non viene effettuato alcun riuso delle acque reflue, e i fertilizzanti utilizzati provengono ancora da fonti fossili convenzionali.
Sul fronte delle soluzioni tecniche, il progetto costruisce presso il depuratore Brodolini di San Benedetto del Tronto, due catene del valore integrate. La prima punta al riuso dell’effluente finale attraverso un impianto dimostrativo composto da un modulo di prefiltrazione e da una combinazione di zone umide costruite (constructed wetlands orizzontali): sistemi di affinamento basati sulla natura (NBS) in grado di portare la qualità dell’acqua al livello richiesto per il riuso agricolo e per alimentare gli stagni naturali della Riserva Sentina. La seconda filiera riguarda il recupero di nutrienti — azoto e fosforo — da fanghi di depurazione, reflui zootecnici e scarti dell’acquacoltura e dell’industria alimentare, attraverso processi di co-digestione anaerobica e trattamenti termochimici studiati in scala pilota presso i laboratori dell’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM), che coordina il caso studio italiano nell’ambito del progetto.

I risultati di questo pilota non sono pensati solo per il territorio locale: il team di progetto — composto da UNIVPM, dalla Fundació Universitària Balmes (UVIC-UCC) dell’Università di Vic in Catalogna e da CIIP, il gestore del servizio idrico integrato della provincia di Ascoli Piceno — punta a replicare le pratiche sviluppate sull’intero territorio regionale, sia per quanto riguarda il riuso delle acque reflue che la produzione di bio-fertilizzanti da rifiuti organici. Un modello concreto di economia circolare applicata alla depurazione, con ricadute tangibili su ambiente, agricoltura e gestione delle risorse idriche nell’intera regione Marche.
Ed è in questa dimensione che la CIIP Spa si è inserita per la globalizzazione delle proprie infrastrutture, lavorando ad una interconnettività della propria rete di adduzione e distribuzione, assicurandole nuove fonti di alimentazione, impianti di potabilizzazione ad alta tecnologia, sistemi di digitalizzazione finalizzati al controllo impiantistico ed alla limitazione delle perdite di rete, non ultimo per l’ottimizzazione e l’efficientamento dei processi depurativi.